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Ricordi …. Novembre 2009, Tunisia

Da Tunisi al cantiere sono cinque ore di macchina, soste comprese. Ulivi, fichi d’India, Karuf lenti che belano con bambini o vecchi che li sorvegliano. Passiamo città dai nomi arabi che non riesco a memorizzare piene di giovani in movimento. Rovine romane ben conservate. Lungo strada molti piccoli ristoranti – no non per turisti – lì i karuf decapitati o solo sgozzati sono appesi per le zampe posteriori a dissanguare per sgocciolamento prima di essere scuoiati e fatti alla griglia. Ci fermiamo in uno di questi ristorantini per pranzo. “Vi porto a mangiare da un mio amico” dice Kamel, il nostro driver, e la fame si allunga fin verso le tre del pomeriggio! Il pranzo è uno spettacolo. A casa propria ci si fa sempre tanti scrupoli con l’igiene, le posate e i bicchieri perfetti, i piatti con Nelsen Piatti Li Vuol Lavare Lui … poi qui tutto cambia e anche io cambio , o forse non cambio ma do un po’ più spazio ad una parte che comunque è già in me, come in ognuno di noi. Il karuf in questo ristorante è appeso già scuoiato in una specie di vetrina che a me ricorda una voliera per mosche. Scegliamo il pezzo, ce lo taglia l’amico di Kamel con una mannaia, sopra un ceppo di legno intriso di sangue – credo che sia lì che hanno separato definitivamente la sua testa dal resto del corpo dopo averlo sgozzato – e poi tutti pronti per una bella grigliata. Mangiamo seduti ad un tavolino di plastica sbilenco, prendendo con le mani da un unico piatto sia il karuf che il contorno di verdure grigliate e ben condide. E per concludere? Per concludere è stato un buon pranzo. Davvero

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