Drone Rewind 2.

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I cancelli di Drone si aprono su una dimensione alternativa in cui il nostro Essere più profondo reagisce e si sviluppa senza remore e freni inibitori. E’ lì che Fantasia conosce Perversione, generando figli affascinanti o deformi posseduti da una forza indicibile o da una debolezza indegna di un essere vivente. Drone è tanto reale e tangibile quanto più la luce del Sole ci svela nudi a noi stessi e noi fuggiamo, cercando altrove protezione dai suoi raggi inclementi. Welcome to the new age I’m waking up, I feel it in my bones, enough to make my systems blow. All systems go, the Sun hasn’t died, deep in my bones, straight from inside …. Già, il Sole non è morto, per fortuna il Sole non muore, forse, ma in quest’aria pesante si nasconde al di là delle nubi, mentre la pioggia lenta e sporca mi avvolge. Cammino sicuro, un passo dopo l’altro, lento e cosciente di me e delle presenze che mi circondano. Scivolo nelle pieghe del subconscio come un’ombra invisibile ai più. E’ come aprire una porta dalla doppia faccia, una porta che pretendevo di aver chiuso alle mie spalle … ma di cui, per saggezza o per follia, avevo gelosamente conservato la chiave. Una chiave della mente che mi permette di riconoscere la strada da cui venni. Camminare dentro la nebbia senza perdermi, perché, in fondo, mi sono già perso. Ho percorso mille strade e se mi volto mi coglie la vertigine di ciò che fu. Posso ancora udire l’eco dei miei passi giungere dal passato, travolgermi indifferenti, e proiettarsi in un futuro di cui non ho memoria. Tutte le vite che ho vissuto mi han portato qui, ri-portato qui, non importa come: non scruto più i perché.

Drone rewind 1.

Drone. Il suo potere il suo fascino, la malia delle sue nebbie iridescenti, la pioggia incessante, i grattacieli di cui non scorgi la fine, le mille presenze che alitano intorno a te solo in parte visibili, gli schermi accesi twentyfour/seven. Vieni prendimi comprami ti farò volare ti farò sognare ti farò dimenticare nel blu dipinto di blu che non esiste quaggiù prendimi le mani legamele col fil di ferro fino a farmi male fino a che non urlo senti le mie unghie che ti graffiano i miei denti la mia lingua voglio le tue mani i tuoi occhi voglio il tuo $€$$0 non importa quale voglio voglio voglio l’erba voglio che non cresce nemmeno nel giardino del Re. Tutti hanno un chip nel cervello che rende questa vita almeno sopportabile, l’illusione di esistere, di essere qualcosa al di là del nulla.

Tutto ciò che credevo di essermi lasciato alle spalle, lo ritrovo con una tale facilità che mi mostra quanto Drone sia ben più di una città, un posto dove sopravvivere. Essa è come un’infezione che si annida nel sangue: non te ne puoi liberare. Puoi voltarti dall’altra parte, fingere che il sole illumini benigno la via che stai percorrendo e la tua ombra stagli netta il profilo contro il muro, alberi fiori persino un piccolo ruscello che contorna la radura. Eppure basta un nulla un sussurro una parola che si spezza o il silenzio che si protrae dal tramonto all’alba, il mulinare del vento che sparpaglia le foglie nell’angolo del cortile dove giocavi bambino … davvero solo una piccola cosa, un pulviscolo, o peggio ancora la marea dei ricordi che ti assale, ed ecco tutto è di nuovo lì attorno a te. Drone, la Città Eterna, ti avvolge nel suo abbraccio ancora una volta, come una madre, come una mantide che ama con passione e poi uccide l’amato dopo averne succhiato fuori il midollo.

Que tu viennes du ciel ou de l’enfer, qu’importe,
Ô Beauté ! monstre énorme, effrayant, ingénu!
Si ton œil, ton souris, ton pied, m’ouvrent la porte
D’un Infini que j’aime et n’ai jamais connu?

[Charles Baudelaire – Hymne à la beauté]

Drone Rewind 0. Gate

I cancelli di Drone si aprono su una dimensione alternativa in cui il nostro vero io reagisce e si sviluppa senza remore e freni inibitori.

Drone è tanto reale e tangibile quanto la luce del sole ci spinge lontano a proteggerci. Welcome to the new world….

L’aria pesante e la pioggia brumosa mi avvolgono. Cammino sicuro un passo dopo l’altro, lento e cosciente. Scivolo come un’ombra, invisibile ai più, nelle pieghe del subconscio.

Burattinaio

Il Diavolo rimescola le carte.

Il Grande Burattinaio manipola la mia Vita senza che io possa farci niente, cercando solo di non farmi troppo male, fingendo che la Verità sia quella che si vede.

A Siena piove. Il fiato si fa pesante … e verrà il tempo – oppure no – in cui mediterò al bar dietro ad un Barbera che la vita può far male … oppure lascerò che i ricordi scivolino via, come le bollicine da un calice di Champagne.

[Cit. sparse per dare un senso a questi miei pensieri]

DUM VIVIMUS, VIVAMUS!