Fuori è buio

Fuori è buio ma non so se è notte. Non importa.

La ragazza dalle lunghe gambe piange seduta sul bordo del letto e il trucco si scioglie in rivoli neri ai margini degli occhi di eliodoro. Passa un vecchio camion del latte, due centesimi per una tazza di panna, il ricordo di un tempo più lieve. La ragazza diafana in controluce, segue con le dita il profilo del suo corpo spigoloso, poi la nebbia la inghiotte senza un suono. Guardo le mie scarpe di vernice nera, passo dopo passo mi portano lontano lungo il Sentiero intorno al Mondo. La ragazza scolpita nel legno mi sorride mentre passo, illusione di me illusione di lei. La ragazza scolpita nella roccia guarda oltre l’orizzonte e rimane indifferente.

In qualche posto lontano da qui stanno forgiando l’arma con cui credono di porre fine all’eternità.

Sorgerà la Luna Nera ed una congiunzione di stelle l’accoglierà con funesti presagi. In sogno vedo una mano affusolata con unghie laccate, stringe l’elsa del pugnale e con sadica dolcezza istoria la mia schiena con le mille linee che Fratello Destino sa leggere nel suo Libro. Una ragazza dagli occhi profondi e stupíti viene a chiudere la porta, ma non v’è serratura nè meccanismo. Nulla è mai definitivo né l’inizio né la fine, tutto è soggetto all’imponderabilità dell’esistenza, al soffio del vento che ci avvolge lungo il nostro cammino. Mi siedo e guardo il fiume che scorre: mille e mille volti, una magia non mia. Non sono il primo nè l’ultimo a scorgere occhi nell’acqua che si fa spuma, a seguire Ofelia nel suo lento scivolare in braccio alla corrente. Non sono l’unico ad aver giocato il suo tempo, cercando la fenice di scintillio in scintillio. Mi siedo e lascio che altro tempo mi passi addosso. Io credo nel tempo che passa, incide solchi e cura le ferite, lascia tracce e, forse, ci permette di capire ogni giorno qualcosa di più. Io credo nel tempo che passa, il resto è polvere. Le tracce che lasciamo lungo il nostro cammino si fanno ogni giorno più grevi e strascicate ed un giorno spariranno d’improvviso, perché, al di là della porta di vetro, il cammino è avvolto nella nebbia imperscrutabile e non è dato domandare oltre. Guido i miei passi con attenzione, ma appena mi volto e scorgo la mia ombra, so che non posso ingannare me stesso. Io guido i miei passi, ma il sentiero si prende gioco di me.

In un altro dove stanno forgiando l’arma con cui forse porranno fine all’eternità. Le mie ossa sono piene di freddo, ma una forte magia ancora le permea, incantesimi incisi con simboli antichi di cui si è persa memoria. E’ buio qua fuori ma non so se è già notte. Non importa.

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Il Mondo Attorno

E guardando i suoi occhi mi domando come vede il mondo. Si lascia passare i vestiti addosso, a volte anche i cappelli e gli occhiali – oh gli occhiali quelli per certo non li sopporta – tutto in forme e colori diversi. Un mondo che le orbita attorno, che fa della sua stramba realtà un cocktail inebriante che non la disseta mai.

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DUM VIVIMUS, VIVAMUS!