Sensualità

image

Non so tracciare immagini che con le parole, e queste foto sono attimi d’amore in cui la passione rimane inevitabilmente imbrigliata. E se basta solo l’idea di te a congiungersi col desiderio, il tuo profumo …. le tue dita che mi sfiorano … le tue labbra … ecco, tutto questo rende il mio cuore impavido, facendolo anelare ad un premio ancor più alto.

Quando l’amore che ci lega incontra la tua sensualità, io giungo a te e tu mi accogli … ed allora le parole svaniscono diventando inutili …. E restiamo solo noi e le nostre anime nude.

Matto

Nessuno mi crede. Mai nessuno mi crede. Ho male. Il dolore è indicibile. Profondo. Continuo. La schiena come un campo di battaglia lacerato da esplosioni. Mi sembra di averle ancora. Sento l’articolazione dei muscoli. Sento il vento che le accarezza. La mia mente ricorda ancora la sequenza di movimenti con cui le dispiegavo. Magnifica armonia. Non posso. Non posso più sopportare questo spasmo. Questa privazione. La luce mi sollevava e mi accoglieva in sé con un solo movimento. La Terra sotto di me, mie sorelle le cicogne nel loro migrare. Ma quel giorno il mio cuore parlò e la Sua mano possente calò su di me. Le strappò alla radice scagliandomi in mezzo agli Uomini. Rendendomi loro simile senza farmi dono dell’Oblio.

Ora abbraccio me stesso in questa stanza dove vivo solo. Tutto è bianco. Ovattato. Sbatto e sbatto la testa per far uscire questo passato che mi è nemico. Ma le pareti imbottite assorbono le mie urla, e non rendono dolore al dolore che io regalo loro. Ho male. Nessuno mi crede. Ho male. Mai nessuno mi crede. Il dolore è indicibile. Profondo ….. Lasciatemi  … Le sento ancora … Male … Credere … Dolore … Ridatemi le mie ali …. Lasciatemi volare via.

Immagine

Mercutio

«[Romeo]

Basta, basta, Mercuzio! Tu parli di niente.

[Mercuzio]

Giusto, giusto io parlo dei sogni

che sono figli di una mente vagabonda

pieni soltanto di vana fantasia,

che ha meno sostanza dell’aria

ed è più incostante del vento

che ora corteggia le gelide gole del nord

e poi furibondo fugge lontano

tornando al sud in cerca di calore»

[W.S.]

 

Io sono uno che

Vende sogni alla gente

Fa promesse che mai potrà mantenere

[Bennato]

 

 

Non esiste. Ci siamo noi e ci sono loro, e noi siamo contro di loro, e quando passano il mio amico si tocca il naso ed io lo spalleggio.

Era caldo quel giorno ed il sangue ribolliva, e noi eravamo in giro, e loro erano in giro, in caccia. E poi li vediamo arrivare e loro ci vedono e, per i nostri tacchi, non c’importa. Si scambiano parole, più d’una. Si propone un luogo appartato, così, per intendersi meglio, anche se il Principe non vuole. Ma che ne sa il Principe del sangue che ribolle nelle vene, lui nel suo palazzo fatto di pietra e privilegi. E quando giunge il mio padrone, il Re dei Gatti gli si para innanzi. E mentre l’altro gli chiede conto lui risponde amore, e mentre l’altro infanga il suo nome lui lo lava con parole d’acqua fresca, e mentre l’altro pretende mani e armi lui mostra il palmo vuoto.

Ed io che son lì e guardo, vedo la rabbia montare negli occhi e nel petto del buon amico del mio padrone, vedo ogni suo nervo tendersi come archetto. Fino a che l’oltraggio non colma la misura e così porsi davanti all’altro e reclamarne almeno una vita delle sue sette non è che un estensione del respiro. Ed il duello è tremendo, saltano come matti, senza poter discernere chi questo chi quello, eppure ancora indenni. Ma è quando il padrone mio giunge a metter pace, che l’amore spaccia l’amicizia: la ferita mortale s’insinua non vista sotto il mantello, e l’odio passa liscio, così, senza niente.

E lo vedo ancora davanti a me, distrutto, quell’uomo che parlava di sogni, che parlava di Mab e di palazzi in costruzione, che con il cuore suonava la sua vita … E un amore così grande, forse quello che non ha mai conosciuto … Sembra un nulla, non è di certo profonda come un pozzo la ferita, ma tanto basta, basta all’anima per sfuggirne attraverso. E lui sbianca, si tiene, respira a fatica, ancora due battute questo sì, come quando mi diceva “Cercami, cerca la mia vera faccia. Vinci il pudore, sciogli il sorriso, con me lo puoi fare. Cercami, cerca la mia vera essenza, se osservi non siamo per niente diversi, hai imparato soltanto a resistere meglio di me in questo piccolo buco di mondo.”.

Ed infine tutto tace, mentre la maledizione cade su di noi e sulle nostre famiglie, su di noi che siamo uomini non certo eroi, siamo belli e siamo brutti nello stesso respiro. Su di noi che affolliamo questo mondo. Questa maledizione che non distingue il bene dal male, l’amore  dall’odio. Questa maledizione che affligge la vita, che distrugge i sogni. Uno ad uno. E mentre li perdi, i sogni, perdi un poco di te stesso.

E Mercuzio muore mentre il sangue esce dalla ferita, e muore ancor prima, quando abbondona Mab, la sua regina. Quando le ali sue non lo sorreggono più nel volo ed i piedi deve riportare a terra, dove barcolla come ubriaco, come albatro ferito in volo. E lì giace e tutt’intorno è sgomento.

 

Immagine

Fuori è buio

Fuori è buio ma non so se è notte. Non importa.

La ragazza dalle lunghe gambe piange seduta sul bordo del letto e il trucco si scioglie in rivoli neri ai margini degli occhi di eliodoro. Passa un vecchio camion del latte, due centesimi per una tazza di panna, il ricordo di un tempo più lieve. La ragazza diafana in controluce, segue con le dita il profilo del suo corpo spigoloso, poi la nebbia la inghiotte senza un suono. Guardo le mie scarpe di vernice nera, passo dopo passo mi portano lontano lungo il Sentiero intorno al Mondo. La ragazza scolpita nel legno mi sorride mentre passo, illusione di me illusione di lei. La ragazza scolpita nella roccia guarda oltre l’orizzonte e rimane indifferente.

In qualche posto lontano da qui stanno forgiando l’arma con cui credono di porre fine all’eternità.

Sorgerà la Luna Nera ed una congiunzione di stelle l’accoglierà con funesti presagi. In sogno vedo una mano affusolata con unghie laccate, stringe l’elsa del pugnale e con sadica dolcezza istoria la mia schiena con le mille linee che Fratello Destino sa leggere nel suo Libro. Una ragazza dagli occhi profondi e stupíti viene a chiudere la porta, ma non v’è serratura nè meccanismo. Nulla è mai definitivo né l’inizio né la fine, tutto è soggetto all’imponderabilità dell’esistenza, al soffio del vento che ci avvolge lungo il nostro cammino. Mi siedo e guardo il fiume che scorre: mille e mille volti, una magia non mia. Non sono il primo nè l’ultimo a scorgere occhi nell’acqua che si fa spuma, a seguire Ofelia nel suo lento scivolare in braccio alla corrente. Non sono l’unico ad aver giocato il suo tempo, cercando la fenice di scintillio in scintillio. Mi siedo e lascio che altro tempo mi passi addosso. Io credo nel tempo che passa, incide solchi e cura le ferite, lascia tracce e, forse, ci permette di capire ogni giorno qualcosa di più. Io credo nel tempo che passa, il resto è polvere. Le tracce che lasciamo lungo il nostro cammino si fanno ogni giorno più grevi e strascicate ed un giorno spariranno d’improvviso, perché, al di là della porta di vetro, il cammino è avvolto nella nebbia imperscrutabile e non è dato domandare oltre. Guido i miei passi con attenzione, ma appena mi volto e scorgo la mia ombra, so che non posso ingannare me stesso. Io guido i miei passi, ma il sentiero si prende gioco di me.

In un altro dove stanno forgiando l’arma con cui forse porranno fine all’eternità. Le mie ossa sono piene di freddo, ma una forte magia ancora le permea, incantesimi incisi con simboli antichi di cui si è persa memoria. E’ buio qua fuori ma non so se è già notte. Non importa.

Immagine

Il Mondo Attorno

E guardando i suoi occhi mi domando come vede il mondo. Si lascia passare i vestiti addosso, a volte anche i cappelli e gli occhiali – oh gli occhiali quelli per certo non li sopporta – tutto in forme e colori diversi. Un mondo che le orbita attorno, che fa della sua stramba realtà un cocktail inebriante che non la disseta mai.

Immagine

DUM VIVIMUS, VIVAMUS!