Gargoyl

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[Image from web]

Fra doccioni e statue di santi dismessi, guglie e vetrate, io perpetuamente resto qui in questa forma di pietra distorta. Un urlo muto esce della mia bocca spalancata in questa smorfia irrevocabile. Sempre sospeso nell’ultimo momento di uno slancio senza scopo, che mi protende verso il cielo a cercare una libertà a cui anelo e che mai potrò più trovare.
Non so quale madre impazzita possa generare figli cesellati in così malo modo nella pietra. Abbozzi di creature deformi. Mi illudo di essere nato di carne e sangue. Forse anche io un tempo mossi i miei passi mescolandomi alla folla, o forse, in altro modo, distesi le mie ali come sospeso nel cielo terso sopra città ora dimenticate e pianure erbose di cui si son perse le tracce. Sì, ecco, forse affrontavo allora il vento sfruttando le calde correnti ascensionali. Ma no …. No! Non riesco a rievocarne la dolce carezza sul mio corpo. Ricordo piuttosto statue di Dei dimenticati abbattute dal tempo. Ricordo il ghiaccio che attanaglia la gola. Impronte che violano lievi il manto bianco. Ricordo fiocchi di neve che si posano su capelli neri. Ecco … sì … un frammento di tempo che ritorna, ma presto è già perso, svanito in una memoria che non è più fatta per trattenerlo. I ricordi! Già, i ricordi … I ricordi ora sono un lusso ingombrante, frammenti di pensiero rimasto intatto, aculei che si insinuano nella mia non vita incagliandosi e sfrangiandosi negli spigoli del presente.

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