Cala il sipario

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[Image Phantom of the Opera]

Ci sono certe notti in cui fuori non c’è nemmeno una luce. Sorella Luna è fuggita altrove, stanca di un paesaggio che conosce da troppo tempo. Le stelle poi, pigri puntolini bizzosi, ronzano nel cielo come uno sciame lattiginoso. Ed è solo un’impressione che distingue la realtà dal nulla.
Rammento ancora i passi che in quelle notti mi portavano fuori. Rammento i marciapiedi che all’imbrunire sfollavano della gente comune. Uomini che tornano a casa dalla famiglia. Poliziotti stanchi che trascinano i piedi lungo vicoli sporchi. Taxisti esausti che rimettono a domani il loro lavoro. Conosco le forme di vita che si aggirano la notte in queste strade. Scivoliamo di ombra in ombra, rasenti i muri. Ci confondiamo nel respiro della città che dorme. Una donna pittata offre all’angolo l’illusione di un amore. Sogni frenetici venduti in bustine di polvere. Un nano dal naso mozzo caracolla trascinandosi dietro una spada più lunga di lui.
Fui, un tempo, il padrone di questi vicoli. L’oscura presenza senza nome, la condanna degli stolti. L’abisso degli innocenti. L’aria immota e silente che, improvvisa, per un guizzo di volontà, sfiora il collo dell’uomo per bene, che, avventatamente, si è inoltrato in un territorio non suo. Quel brivido che dal collo discende lungo la spina dorsale, un brivido freddo che strozza in gola l’urlo prima che venga pronunciato.
La saggezza degli anni che si ammassano sulle mie spalle, uno ad uno, senza requie, ha cancellato in me ogni velleità di controllare l’andirivieni di queste strade. I commerci illegali, le lotte di due bande rivali, i sotterfugi dei contrabbandieri di sigarette, quattro cani randagi che si contendono un boccone di carne marcia.
Ora vedo tutto nella notte, non v’è ombra che possa essere riparo. Ora sento tutto nella notte, il bisbiglio dello spacciatore e il rosicare dei denti di un topo. Nulla mi è precluso e nulla mi soddisfa. Mi limito ad esistere: è già tanto, e a volte costa fatica. Mille sono le voci e ancor di più le eco che risuonano continuamente nella mia testa. Sono come un vecchio teatro ormai pieno di polvere e mezzo rotto. Il lampadario è là per terra, ed io vago solo da un palco all’altro ancora cercando la mia Christine. Solo alla fine cala il sipario e con esso il silenzio.

2 pensieri riguardo “Cala il sipario”

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