I Corvi di Odino

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I Corvi di Odino ci sorvegliano e quando sbattono le ali, briciole di pane secco ne cascano, che altri uccelli, più miseri e scialbi, banchettano. Il vento spalanca le finestre, ma fuori non si riconosce il colore del cielo. Un’ombra passa sotto i lampioni che tremano, o forse è solo un freddo presagio che si confonde mentre il nulla lo inghiotte. L’aria di colpo cristallizza e, irrigidita, crolla a terra ad incrostare le foglie secche dell’autunno inoltrato. Un viandante ignaro taglia la piazza frettoloso in una diagonale stretta. Poi tutto tace ed il momento attende in bilico di trasformarsi in perfezione.

La piazza, le case che la contornano ed i loro comignoli svettanti … anche le viuzze che qui convergono in forma di ragnatela … tutto in quell’attimo raggiunge l’armonia e, vibrando, in un sol respiro scompare. Un tuono sommesso, quasi inudibile, giunge da lontano … o da dentro, come un battito di cuore un poco più forte, e finestre tetti case strade, la città stessa con i suoi ansimi e le sue urla e le sue luci … tutto si ripiega e, come scivolando dentro le pagine di un libro, si fonde nel nulla.

Mentre la memoria si sgretola, un frammento, per caso, riporta alla mente uno stagno mezzo inghiottito dalla bruma del mattino. Un vecchio sulla riva tira con arte sassi piatti che rimbalzano sulla superfcie e scompaiono alla vista, perdendo lontano il loro suono. Un riflesso viola sfumato di porpora in vesti di donna accende la scena di una fugace apparizione, ma il vecchio non vi bada, non è più il tempo. Ha attraversato il fiume delle anime e nel vederlo il traghettatore si è voltato per un’attimo dall’altra parte, o ha raccolto per terra un torsolo di mela, o forse ha solo tratto un respiro socchiudendo gli occhi e si è acceso un’altra sigaretta. Non è dato di sapere con precisione come andò, si sa solo che in un tempo lontano il vecchio attraversò il fiume con ancora tutta la sua pelle addosso … e la barba. Forse il suo nome era proprio Utanapishtim, o forse no.

Chissà, forse fu per sfida o per avventatezza … si era anche parlato di un premio … E che grande premio fu! non doversi più preoccupare del Sole che verrà a tramontare anche sul suo orizzonte. Già, pare poco. Il Sole … poter vivere per sempre. Sopravvivere comunque. A dispetto di qualsiasi malaugurio. Ne sa qualcosa Prometeo legato alla roccia con l’aquila a rodergli il fegato, ogni giorno un fegato nuovo! Dice che poi, dopo un tempo imprecisato, l’aquila, stremata, propose un patto. Prometeo allora riavvolse le sue corde e, con il suo segreto ancora intatto, accese un fuoco presso la roccia. Dice anche che sono ancora là, non osano scendere, ingannano il tempo con barzellette sconce e partite a scopone. L’aquila è diventata vegetariana e Prometeo si annoia. Ma nulla pare turbarli, nemmeno il fuoco che si fa cenere o la roccia che si sgretola. Nemmeno il vecchio che li osserva distratto e poi passa oltre senza proferir parola.

No, non ci sono parole, sono state già pronunciate tutte. Oppure ne è rimasta una, una sola, incastrata chissà come nelle pieghe di una tasca, dimenticata fra briciole di biscotti secchi ed un biglietto del tram accartocciato. Una parola che non fu pronunciata, non si sa bene se per pigrizia abitudine o paura. Una parola che, a guardarla bene, avrebbe potuto cambiare tutto, sovvertire l’intero succedersi degli eventi, ma che invece è rimasta lì, sospesa come un raggio di luna in una notte di cristallo, che pensi anche di potertici arrampicare, stringere fra le dita quel filo d’argento e issarti fin lassù, ma poi … come in un sospiro … lo perdi … e scompare per sempre …

E se guardi quel vecchio la vedi ancora lì, riflessa nei suoi occhi, vedi il sorriso di lei giovane ed i suoi capelli, il suo incarnato pallido, la vedi ancora lì in attesa di quella parola che non venne. Ed allora capisci anche perchè ora la vedi scomparire nel vento, nelle brume di quello stagno, nel riflesso viola … in quel colpo di cuore un poco più forte … nel nulla.

Già … si era anche parlato di un premio … E che grande premio fu! … non veder mai tramontare il Sole … da solo però … e per che cosa poi … perchè? se non può raccontarlo a nessuno…

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