Shadow speaking

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Ho vagato per questa terra distorta per non so più quanto tempo. Mi sono perso. Non di spazio ma di tempo. Ripercorro strade ora dissestate, che rammento nuove. Vedo intorno a me ancora quei prati verdi che ora sono solo distese di rocce riarse, sassi e macerie. L’aria allora aveva un suo profumo. Sapeva di vita novella, sapeva di morte e di sangue, il profumo dei fiori, il buon cibo. O il freddo intenso dell’inverno ed il ghiaccio che tutto copriva. Ora invece è solo questa polvere che corrode l’anima. Il cielo ha riflessi di piombo. L’acqua che ancora scorre nei fiumi è vuota e mortale.

Di giorno mi riparo in un qualche anfratto, il sole che brilla lassù è insidioso e divora quel poco di vita che rimane. Contendo un po’ di ombra a forme di vita che non oso più definire umane. Le loro mutazioni sono così profonde che nemmeno Victor avrebbe potuto crearne di eguali. Eppure anche loro sono così per creazione umana. La demenza o la violenza estrema albergano nelle loro menti, ed il vivere, il sopravvivere, per me si fa ogni giorno più pericoloso. Pochi siamo rimasti, che possiamo definirci Umani. Pochi e non ci frequentiamo. So di non essere solo, so che qualcuno, continuamente mi spia. Dormo poco. Di giorno, tenendo sempre l’orecchio attento. Ma non è con quello che percepisco la presenza di coloro che mi spiano. Qualcuno mi tiene d’occhio. Sento la sua curiosità farsi largo nell’obbedienza. Un filo doppio ci lega, o il raggio di quella che una volta era la luna. Ecco sì. Quando la notte cammino, cercando vestigia di ricordi che un tempo erano la mia realtà, se guardo la luna, o anche solo un misero lampione che riflette la sua luce malata su un marciapiede lurido, è allora che sento quanto lui ed io siamo vicini, ci completiamo quasi.

Taccio allora, chiudo gli occhi, e con un respiro del cuore innesco l’onda che so che prima o poi lo travolgerà. Perchè io non ho mai detto di essere solo un Uomo. Io sono colui che sono. Un tempo eravamo in tanti e gli uomini ci temevano. Quello era il tempo della gloria. Poi venne il tempo della macchina, che distrusse tutto con i funghi enormi che si eressero ovunque. E noi fummo dimenticati. E fu l’oblio. I più di noi scomparvero, come scompaiono i ghiacciai per il troppo caldo.

Io resto. Io sono ancora qua.

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