Chronicles of Novgorod 2.

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Io osservo. E quando osservo guardo. E quando guardo ascolto. Ascolto i suoni ed i pensieri. Alle volte sprofondo dentro al turbine delle emozioni e non so più quale sia il limite tra il vero ed il sogno. Posso udire i suoi pensieri, i suoi ricordi. Troppo forti, dolorosi, agghiaccianti per me.

Ombra. Tenebra. Un manto nero avvolge il mio corpo. Mi preserva e mi protegge. Per questo ho scelto questo nome che mi rappresenta – Shadow. Ricordo le ombre danzanti. Ricordo i falò intorno a cui narravamo le gesta degli Antichi. Ricordo ancora, ora che in pochi siamo rimasti. Pochi e dispersi. Quanti ricordi mi accompagnano nell’ora notturna. È allora, allorché socchiudo gli occhi un cerca di un meritato riposo, in cerca, forse, dell’oblio, che il passato, bestia indomita, ritorna. Ed io, incessantemente, lo ricaccio nel nulla. Guardo e taccio. Taccio ma guardo. Non posso essere altro che ciò che sono.

Sono il silenzio.

Il silenzio di una notte senza Luna, in cui tutte le verità si sommano annullandosi. I cavalli erano già lanciati al galoppo, lo scontro imminente. Potevo scorgere le bocche deformate nell’orlo di battaglia di ogni singoli uomo. Potevo udire, uno ad uno, il suono di ogni singolo zoccolo pestare il terreno nel furore della corsa. I vessilli multicolori distesi al vento, un piacere per gli occhi. L’attesa dello scontro. Il cozzare delle prime lance contro gli scudi. Quale infinito squisito piacere. Gli uomini e le loro insensate passioni: il mio pasto migliore.

Tutto ritorna, vivido nella memoria. Per un attimo. Un flash. Un bagliore che ferisce gli occhi e poi svanisce nella nebbia in cui ormai, stanco, vago. I razzi, le esplosioni, i funghi alzarsi alti nel cielo. E la polvere che ricade mangiando tutto ciò che tocca. Una nebbia bassa ora, lattiginosa, avvolge i suoni smorzandoli, trasformando lo stridore del mondo in una malinconica ninna nanna. Silenzio ora! Che il passato scivoli via dal ricordo. Lasciatemi spegnere la luce. Forse dormirò.

Spiccare il volo

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Non è così facile. A volte davvero hai voglia di spiccare il volo, distendere le ali e sfruttare le correnti ascensionali. Per una volta guardare tutto dall’alto, da lassù. Fuori, lontano dal rumore e dal caos. Così. soltanto per farsi un’idea, tirare un respiro.

Poi ritornare a terra e ricominciare come sempre.

La mia ombra

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Sarà banale, forse scontato, ma mi è sempre piaciuto fotografare la mia ombra.  Mi ha sempre accompagnato, fedele, silente. A volte lunga e irraggiungibile altre semplicemente spiaccicata sotto i miei piedi. Non si è mai lamentata del troppo sole o delle pareti troppo strette. Io a volte sono scomparso a me stesso, ma lei è rimasta lì. 
Sempre.

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Merita un book, come una modella. Merita di essere trattata bene. Forse non è altro che un sogno, la proiezione infinita del vero. Forse è me in un’altra dimensione. 
E quando da solo spegnevo la luce, prima di dormire, mi dava la buonanotte fondendosi con me.
Ora no, ora sorride e svanisce lasciandomi solo accocolato fra braccia più calde.  Sa che sono in buone mani ormai.

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17 aprile 2014 – Rio-Fortaleza-Malpensa

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Mi sono appena seduto in aereo. Air Italy. Low cost. Fortaleza-MXP

Sento la hostess dire “ci sono già certi odori … ”. Non posso che voltarmi e commentare “ha proprio ragione”. “E l’imbarco non è ancora finito” replica lei. Due parole sugli odori del mondo, ogni scalo uno diverso. Poi lei viene assorbita dai passeggeri che non riescono a trovare il proprio sedile. Non è difficile! Le file sono in ordine numerico crescente, un dietro all’altra. Solo in alcuni aerei, per scaramanzia, mancano i numeri 13 e 17. Non è difficile immaginare che la fila 27 sia subito dopo la 26 e subito prima della 28. Voglio dire, è sempre lì. Sempre. E non è nemmeno difficile capire che se sulla carta d’imbarco c’è scritto 32F, il tuo posto è proprio il 32F e non un altro, di sicuro non il 25C.
Vedo cose che voi umani …. persone che vagano nei corridoi con gli occhi sbarrati, completamente perse, un signore non riesce ad aprire la porta del bagno, altri in preda a sbagli del banco del check-in, famiglie da ricongiungere sparse per tutto l’aereo, bimbi stanche già piangenti. Crocchi di brasiliani che sembrano partecipare ad una rimpatriata di coscritti, bagagli a mano improponibili spinti a forza nel vano porta oggetti.

È la prima volta che volo Air Italy. Una compagnia low cost, con passeggeri …. variegati. Tanti che rientrano in Italia per Pasqua. Giovani mamme brasiliane con bimbo piccolo che tornano a casa dal marito. Molte le coppie miste per nascita spazio/temporale direi. Un lui italiano e una lei brasiliana con almeno venti anni di vita a separarli. La vita fa curve strane certe volte e non tutti sono fortunati a trovarsi dal lato giusto del tempo. Se non avessi incontrato lei in quell’attimo preciso della mia e della sua vita, e se lei non fosse stata così Lei per Me, beh, chi può dire dove sarei ora io, in quale parte del mondo, se solo o accompagnato con qualche donna dall’accento o dalla pelle strana. Gli incontri sono solo fortuna – o una mano dal cielo, come dice mio padre – ma tutto il resto siamo noi. Noi giorno dopo giorno, attimo dopo attimo. Noi che ci impegniamo, lavoriamo, costruiamo, perché ci crediamo in questa Vita e in questo Amore.

L’aereo è ancora in subbuglio, a terra hanno sbagliato l’assegnazione di alcuni posti. È una legge fisica: su un sedile non possono sedere due sederi contemporaneamente. Così è, poche storie. Un’altra cosa che mi domando è: che cosa c’è di così difficile da capire nelle parole “per favore spegnete i vostri cellulari”? forse non è vero che interferiscono così tanto nelle comunicazioni con la torre di controllo, non lo so, ma se bisogna spegnerli, si spengono. C’è qualcosa in queste parole che al signore seduto davanti a me, evidentemente, sfugge. Anche dopo che la hostess glielo ripete per la quinta volta (sì, le ho contate), il concetto pare rimanere poco chiaro, vago quantomeno, dato che la risposta continua ad essere “appena ho finito spengo”. Se la hostess potesse lo incenerirebbe sul posto, spargendo poi le ceneri in volo, sfortunatamente non ha potere alcuno.

Poi, finalmente, in un qualche modo, un modo in cui l’organizzazione brasiliana si fonde con quella italiana, generando un’entità superiore che trascende il reale … l’aereo si muove avviandosi verso la pista di decollo. Fortaleza-MXP 8 ore e mezza di volo, partenza con 50 minuti di ritardo. Pare che in buona parte saremo in grado di recuperarli.

Buon viaggio.