PAROLE

Non ne ho più. Non ho più voglia di metterle una in fila una dietro all’altra. Il senso viene sempre stravolto. Di tante, poche vengono ascoltate ed il loro significato estrapolato all’assurdo. Meglio è cercare il distacco, comprendendo che nulla si può spiegare ad un orecchio che ascolta solo se stesso.

Come?

Se per caso, una delle giornate che mi tocca vivere, risulta poi essere semplice, e con il ricordo rimandare a quelle in cui con te riuscivo a respirare, persino a parlare senza timore, ora, ad ogni fiato, che come ovvio si smorza nella gola, mi domando: “Come pagherò questa tregua domani?“. Ed ogni giorno è un pezzetto che se ne va.

Pazienza

Io sono me dentro di me. Fuori le cesoie del quieto vivere e del sopravvivere mi han portato ad estirpare molte espressioni idee gesti e spontaneità.

Se ciò sia giusto o no non posso dirlo. Non so dove corra il confine che la socialità impone.

So però che ciò che tu ora vedi di me, non è più ciò che avresti potuto vedere. È qualcosa di meno, di più povero ed inutile.

Pazienza, sembra proprio che sia questo ciò che tu vuoi.

Finzioni

“Ts’ui Pen credeva in infinite serie di tempo, in una rete crescente e vertiginosa di tempi divergenti, convergenti e paralleli. Questa trama di tempi che s’accostano, si biforcano, si tagliano o s’ignorano per secoli, comprende tutte le possibilità”.

Cit. Borges

Sabbia

Immagine in prestito: un pugno che stringe la sabbia, e lo sai che mai saprà evitare che i granelli scivolino via. E con essi viene meno tutto il resto, la voglia di parlare, di respirare, di scrivere, anche di godere.

E solo la Vita che si beffe di te. Fratello Destino procede imperturbabile leggendo il suo libro nel giardino dei sentieri che si biforcano e non sai più distinguere dentro di te il sottile confine tra ciò che eri e ciò che sei.

DUM VIVIMUS, VIVAMUS!